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DIO E IL VINO PDF Stampa E-mail

Di zarathustra89, lunedì 26 luglio 2010

Visite : 117    


 

 

DIO E IL VINO


 

Questa mattina ho tagliato le mie unghie dei piedi.

Era tempo che volevo farlo: e finalmente mi sono deciso.
Apro un cassetto cercando Dio, perché se dicono sia ovunque vorrà dire che sarà anche nel mio armadio o nel mio ufficio, oppure soltanto nel giardino a stretto contatto con la natura.

Già, ma io non ho un giardino. Merda.

E se penso a cosa non sarò divento quello che sono ora. Strano non vi pare?

Oppure ti affido la bacchetta magica per poter scegliere su quello che vuoi sempre

Ma non sempre funziona. Lo so anche la magia ha i suoi errori. Pensavate fosse perfetta.

 

È morta una vecchia nel palazzo, di eternità il suo profumo. Vicino ai cento credo.

La vidi molte volte da bambino sempre in bilico tra due mondi. Beh, se n’è andata.
Mia madre diceva che stava bene. A quanto pare non aveva ragione su questo.

Così ci penso, alla morte e se c’è qualcosa dopo.

Oppure mi concentro soltanto sul mio epitaffio funebre che qualcuno leggerà con disinteresse.

Dire non stava bene è palese, forse anche banale.
Non sarebbe meglio un  non se la sentiva di continuare?


Ah fanculo! Sono stanco di dormire. Diventi una pietra sepolcrale e nessuno potrà smuoverti per un paio d’ore. Preferisco stare sveglio anche senza battito: devo sempre dare qualcosa a qualcuno.
Quando si tratta di soldi non è sempre piacevole: pistole, risse, sangue, schiaffi, lo dico sempre che la vita non è un lavoro tranquillo.

A volte sono un uomo da niente, o un ragazzo, o un bimbo innocuo che sperpera seme tra le genti.

Si oppure un serpente senza tana che aspetta di morire sotto il caldo se non beve. Già, ma maschio.

 

Sei nei miei sogni, il che sarebbe meglio definirli incubi. Un sogno non è mai bello, è solo una diretta con l’aldilà per farti capire che non vali niente. Certo un sogno è sempre un sogno, come un diamante. Ma non è per sempre. Ho bisogno di una pizza, ho fame e non ho sigarette.

 

Le lancette sbirciano fuori per vedere il Sole se è calato. Hanno fretta anche loro, tutti tranne me,

che mi dondolo sulla sedia rotta ascoltando il cigolio del tempo.

Non significa un cazzo, ma ci stava bene.

Si è fatto tardi ma è presto per andare a dormire. O forse qualcosa mi farebbe cambiare idea.

 


Eri su una spiaggia, alla rinfusa tra la gente seminata a caso sul lido infernale. Non ti vedevo bene.
Ma posso dire che eri fantastica. Ho aperto la bocca e così son rimasto, ingoiando aria, mosche, moscerini, sguardi e sabbia di vento. Duri da digerire, ma le tue tette valevano veramente tanto.
Ci avrei scommesso qualcosa, che ne so la casa in cui vivo, anche se non è mia.

In cambio? Beh, fate voi, ma vi lascio immaginare che non si tratta di giochi di società.

 

Adoro il vino, per me è come un fratello. Quindi non sono figlio unico. Ne ho due, di fratelli.

Un bicchiere va giù e il vetro rimane. Un altro ancora per dimenticare.

Il terzo per ricordare.Il quarto per capire che devo smettere presto.

Il quinto mi dice invece: “Ora non capirai un cazzo”.

Si è fatto tardi, con i Pearl Jam ho sempre rapporti fallici. Spero nessuno fraintenda.

 

 

 


Ultima modifica : lunedì 26 luglio 2010

   

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pinolo...

Di: Anansi (Registrato) 27-07-2010 10:06

pinolo...

Di: Anansi (Registrato ) 27-07-2010 10:06

io comprendo... i pearl jam fanno sempre un certo effetto, anche senza il vino divino del contadino... oddiooo! 
tu non fraintendere... 
piaciuto, ma adesso inizia a evolvere o rischi di fare il gambero. bacio pinolo!

 

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