| Di giannidandrea,
lunedì 26 luglio 2010
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La nostra storia inizia all’alba di un bel giorno di primavera. In casa Rossi tutti dormono, il silenzio è interrotto da uno squillo proveniente dalla stanza da letto di Gianni, è l’allarme sul telefonino che suona alle 06,30 per la sveglia. Una mano si posa su un numero qualsiasi e lo squillo si ferma, Gianni si alza un po’ assonnato, va in bagno si lava il viso e i denti, si pettina, e va in cucina a preparare il caffè per se, e la colazione ai figli. Ritorna nella stanza da letto e mentre si prepara per uscire incomincia a svegliare i figli e con tono deciso gli dice: Susy, Raffaele, Anita sveglia è l’ora della colazione, alzatevi e non fatevi richiamare altre volte. Poi si dirige in cucina che già squilla la macchinetta del caffè che avverte che è già pronta. Egli prepara la tavola con tre tazze di caffelatte, fette biscottate, burro, miele, biscotti al cacao, poi mentre si siede, si versa il caffè, e sorseggiandolo e leggendo il giornale aspetta i figli che arrivino.
Susy: buongiorno pà. Gianni: buongiorno. Anita: buongiorno papino. Gianni: buongiorno, Raffaele si è svegliato. Anita: l’ho visto andare in bagno. Susy: sabato faranno una festa a casa di massimo, posso andarci papà?
Papà: lo sai che non voglio che i tuoi fratelli restino soli a casa il sabato sera. Susy: ma papà, ho guardato la tua agenda, sabato, sei libero, quindi puoi restare tu con loro, io sono mesi che non vado più a una festa. Papà: adesso vai a sbirciare anche nelle mie cose personali, lo sai che non lo sopporto. Io con voi non lo faccio, quindi non premetterti mai più.Vostra madre non si è mai permessa di sbirciare nelle mie cose personali. Anita: papà per favore non parlare sempre della mamma lasciala in pace. Susy: va bene ho capito sarà meglio che vada via, e mentre si dirige nella sua stanza, incontra Raffaele che va in cucina. Raffaele: ho visto uscire Susy tutta arrabbiata siamo di nuovo alle solite. Papà: Raffaele stai zitto e muoviti, altrimenti farai tardi a scuola, e si alza per uscire. Rimasti soli, Anita Rivolgendosi a Raffaele gli dice: non dar retta a papà tu sai che quando bisticcia con Susy è di brutto umore. Raffaele: se la prende sempre con me. Intanto fuori Gianni grida: allora vi muovete che si fa tardi. Ecco uscire i due ragazzi, Anita saluta suo padre con un bacio e va via. Gianni sale in macchina con Raffaele e lungo tutto il percorso per andare a scuola non si parlano. Arrivati davanti alla scuola Gianni ferma la macchina, scendono e attraversano la strada. Oltrepassano il cancello, entrano nel cortile e Gianni dice a Raffaele: scusami per quello che è successo a casa ma, Susy mi ha reso un po’ nervoso, e Raffaele dando un bacio a suo padre va via senza dir niente entrando a scuola con il capo chino fermandosi sull’uscio, si gira, alza la mano e salutando Gianni entra a scuola. Gianni dopo aver visto suo figlio entrare a scuola, esce dal cortile, e mentre attraversa la strada, sente un urlo, e girandosi di colpo vede due ragazzi su una moto che scippano la borsetta a una donna e stanno per filarsela. Gianni istintivamente vedendo che i due ragazzi si stanno dirigendosi verso di lui si para davanti con l’intenzione di fermarli. Il ragazzo che conduce il motorino si accorge di Gianni e rivolgendosi all’amico dietro gli dice: guarda quello stronzo ma che vuol fare l’eroe? Il compagno dietro con tono deciso: dai buttalo sotto. Il conducente della moto accelera di più dirigendosi verso Gianni come se volesse eseguire il consiglio dell’amico. Gianni accortosi della manovra per non essere investito fa appena in tempo a tirarsi di lato ma urta con il ginocchio sinistro sull’appoggiapiedi della moto e cade a terra. Il conducente urtando il ginocchio di Gianni sbanda con la moto e vanno a terra, riuscendo subito dopo ad alzarsi. Nell’impatto con il suolo, la moto si ferma e non riuscendo a farla partire fuggono a piedi. Nell’impatto della caduta il conducente corre via zoppicando mentre l’altro con una mano ferita che gli cola sangue lo segue dicendo: quel bastardo me la pagherà. Nel frattempo la signora derubata si avvicina a Gianni ancora a terra dolorante: mi dispiace molto che gli sia successo questo, come si sente? Gianni gli risponde: soffro un male tremendo al ginocchio, mi dia una mano, penso di non riuscire ad alzarmi. Intanto accorre altra gente. Gianni aiutato ad alzarsi anche da altre persone non riesce a reggersi in piedi, e rivolgendosi alla signora che hanno rubato la borsetta porgendogli le chiavi dice: non riesco a camminare possiedo la macchina di fronte mi farebbe la cortesia di accompagnarmi in ospedale? La signora preleva le chiavi e va a prendere la macchina, mentre Gianni è aiutato a sorreggersi dalle persone intervenute. Dopo un po’ arriva la signora con la macchina, Gianni è aiutato a salire e così partono verso l’ospedale. Nello stesso istante arriva una macchina della polizia, si ferma e chiede alle passanti cose sia successo. La signora derubata intanto si dirige portando Gianni con la sua macchina in ospedale. In macchina la signora rivolgendosi a Gianni come si sente? Gianni: mi duole molto. La signora: mi dispiace è tutta colpa mia. Gianni: la colpa non è sua. Non so cosa mi sia successo, ma io ho agito d’istinto, e questo non mi ha permesso di riflettere. Io un tempo avevo i riflessi più pronti, ormai è fatta, speriamo solo che non ci sia nulla di grave. La signora: sa, oggi era il mio primo giorno di scuola. Appena arrivati in ospedale, devo avvertire la preside. Gianni: lei è un’insegnante? La signora: sì, sono la nuova maestra della (quinta A) della scuola Mazzini. Gianni: la (quinta A) della scuola Mazzini? La signora: sì. Gianni: è la classe di mio figlio Raffaele. Intanto sono arrivati in ospedale. La macchina si ferma davanti al corridoio del pronto soccorso e prima che Anna scende, una mano apre la porta di Gianni, sono due barellieri, e mentre caricano Gianni sulla barella uno di loro, dice alla signora di spostare l’autoveicolo che può arrivare di lì a poco un’autoambulanza. Gianni intanto già caricato sulla barella mentre lo sta portando via dice rivolgendosi alla signora: mi farebbe la cortesia quando arriva a scuola di dire a Raffaele cosa sia successo e di rassicurarlo che sto bene. La signora: non si preoccupi, sarà fatta. Gianni: può darsi che non posso passare a prenderlo, mi farebbe la cortesia di accompagnarlo a casa ci saranno le due sorelle ad aspettarlo, e li rassicuri vi raccomando che presto sarò a casa. La signora: è sua moglie? Gianni non riesce più a rispondere perché è già entrato nella sala del pronto soccorso, o forse non ha sentito. La signora intanto sale in macchina e si dirige verso il parcheggio, poco dopo rientrando nella sala d’attesa del pronto soccorso un medico gli va incontro dicendogli: lei è la signora che ha accompagnato un uomo con problemi al ginocchio per un incidente con una moto? La signora: sì. Il medico: per le cure del caso, se c’è frattura fra radiografie e ingessatura ci vorrà almeno un paio d’ore, se gentilmente nel frattempo si rechi al posto di polizia in fondo al corridoio per la denuncia, grazie. La signora si dirige verso il posto di polizia, uscendone dopo una decina di minuti. Intanto decide di tornare a scuola e di far ritorno in ospedale, più tardi. Salita in macchina parte e con la mente piena di tanti pensieri arriva nel cortile della scuola, parcheggia, scende, chiude la macchina e si dirige di corsa verso l’uscio, mentre sta per entrare, gli viene incontro il bidello che gli dice: buongiorno maestro e ben arrivata. La preside vi aspetta nella quinta A, al primo piano, la terza porta. Non si affretti perché la preside mentre vi aspettava, era alla finestra della sua stanza e quindi ha visto tutto l’accaduto. Così la maestra rassicurata rallenta, e sale le scale lentamente per riprendere fiato e presentarsi alla sua classe in buon ordine. Arrivata vicino alla porta, bussa con due tocchi, risponde la preside: avanti. La maestra entra e tutta la classe scatta in piedi. La preside rivolta alla classe: questa è la vostra nuova maestra. Ragazzi ora vi lascio e vi raccomando di fare i bravi come lo siete stati con me, poi rivolgendosi alla maestra si accomodi un attimo fuori, le devo comunicare una cosa. Uscite tutte e due fuori la classe, la maestra dice sottovoce alla preside: mi è stato riferito dal bidello che lei ha visto tutto l’accaduto dalla finestra, lo sa chi ho accompagnato in ospedale. La preside: non sono riuscita a capire chi fosse quell’uomo. La maestra: è il padre di Raffaele di questa classe. La preside: sarà meglio riferire a Raffaele l’accaduto quando saranno finite le lezioni per non mettere il bambino in agitazione, a proposito come sta suo padre. La maestra: probabilmente ha il ginocchio fratturato, dopo le lezioni con calma racconterò tutto a Raffaele e lo accompagnerò in ospedale a trovare suo padre. La preside: mi hanno tanto parlato bene di lei mi raccomando conto sulla sua discrezione faccia un buon lavoro, e in bocca al lupo. Crepi il lupo risponde la maestra, e mentre si gira per tornare in classe: chi è Raffaele? La preside: il bambino del terzo banco sulla sinistra. Buona lezione. Così mentre la maestra entra in classe, la preside si dirige verso la sua stanza.
Il suono della campanella segna la fine delle lezioni, tutte le classi stanno per uscire quando in quinta A, la maestra rivolgendosi a Raffaele gli dice: Raffaele per favore puoi, rimanere ancora pochi minuti, ho da dirti una cosa importante. Mentre stanno per uscire tutti i compagni, Luca si avvicina a Raffaele e gli sussurra nell’orecchio: ha guardato te, tutto il tempo delle lezioni non si sarà mica innamorato di te? Raffaele: smettila cretino di dire queste sciocchezze sei sempre il solito. Usciti tutti, sono rimasti in classe Raffaele e la maestra. Raffaele: maestra che vuole dirmi? La maestra: tuo padre, all’ingresso della scuola quando uscirai, non c’è, mi ha detto che non poteva venirti a prendere. Mi ha pregato di accompagnarti da lui dopo le lezioni. Raffaele: perché mio padre non c’è? E’ venuto sempre lui a prendermi, e poi cosa c’entra lei con mio padre, e dove mi deve accompagnare? La maestra: ti racconterò tutto in macchina e se ci muoviamo, lo saprai subito, dai andiamo e porgendogli la mano escono in cortile, montano in macchina e partono verso l’ospedale. Durante il tragitto verso l’ospedale, la maestra racconta l’accaduto a Raffaele rassicurandolo sulla salute del suo papà. Arrivati nel parcheggio dell’ospedale, scendono e si dirigono al pronto soccorso. In silenzio entrano, e la maestra chiede a un uomo vestito con un camice bianco che ha tutta l’aria di essere un infermiere: scusi mi saprebbe indicare l’accettazione del pronto soccorso? L’uomo vestito di bianco risponde: se si gira, lo vedrà è proprio in fondo al corridoio. La maestra a Raffaele: dai vieni facciamo in fretta così sapremo di tuo padre. Arrivati vicino allo sportello dell’accettazione, la maestra chiede a una signora che sta scrivendo una cartella clinica; mi scusi stamattina, è stato ricoverato un uomo per un incidente a una gamba con problemi al ginocchio. Un attimo, chiedo dentro. Di lì a poco esce un medico e chiede alla maestra, mi scusi, potrei chiederle chi è: abbracciando Raffaele, sono la maestra del figlio dell’uomo ricoverato stamattina come ho spiegato alla signora all’accettazione. Il medico inginocchiandosi ai piedi di Raffaele gli chiede: ci sapresti indicare dov’è la mamma per avvertirla di ciò che è successo a tuo padre? Raffaele abbassando la testa dice: non c’è, è morta quando sono nato io. Allora il dottore accarezzando il capo a Raffaele dice: per non creare problemi in futuro al tuo papà è stato operato al ginocchio, adesso dorme, più tardi quando si risveglierà, lo potrai abbracciare. Poi rivolgendosi alla maestra dice: non si preoccupi l’intervento, è riuscito benissimo poi il papà di Raffaele è un uomo forte, ha una bella fibra tra qualche giorno sarà già a casa. La maestra rivolgendosi al dottore: mi potrebbe togliere una curiosità le volevo chiedere una cosa. Poi, rivolgendosi a Raffaele, scusaci, e si allontana con il dottore di qualche metro. Con voce sommessa dice: dottore come mai è stato operato, non credevo fosse così grave? Infatti, non era grave, risponde il dottore, c’era una lesione a un legamento del ginocchio, ma poiché parlando con il papà di Raffaele, ci ha riferito che un tempo era un grande atleta di arti marziali, e il suo desiderio è di tornare a combattere, per non fargli avere problemi in futuro abbiamo deciso di operarlo subito, cosi il suo ginocchio diverrà più forte di prima. Non si preoccupi, ben presto sarà di nuovo in piedi è un uomo molto forte. In pomeriggio potete venirlo a trovare, sicuramente sarà sveglio, adesso mi scusi devo ritornare in reparto. La maestra saluta il dottore ritorna da Raffaele e gli dice: scusami piccolo andiamo a casa mia poi ritorneremo più tardi. Raffaele: ma io a casa ho due sorelle che mi aspettano, adesso saranno già preoccupate, devo avvertirle di papà. La maestra: ma certo andiamo. Cosi insieme escono dal pronto soccorso vanno al parcheggio salgono in macchina e vanno a casa di Raffaele. Arrivati davanti alla casa di Gianni, scendono dalla macchina, e arrivati davanti alla porta, Raffaele bussa il campanello. All’interno della casa in cucina Susy sta preparando da mangiare e Anita apparecchia la tavola. Anita ha sentito il campanello e rivolgendosi a Susy: vado ad aprire io la porta. Aprendo la porta Raffaele con il capo chino gli dice: papà è in ospedale e lanciandosi in un abbraccio scoppia a piangere. Anita: papà in ospedale? Poi rivolgendosi alla maestra, mi scusi ma lei chi è, cos’e successo a mio padre. La maestra: ciao Anita mi chiamo Anna sono l’insegnante di Raffaele. Tuo padre è in ospedale perché stamattina ha avuto un incidente. Nel frattempo è arrivata Susy giusto in tempo per sentire le ultime parole di Anna. Susy: un incidente? Chi ha avuto un incidente e Raffaele perché piange? Anna rivolgendosi a Susy: sono l’insegnante di vostro fratello. Vostro padre stamattina fuori dalla scuola, mentre attraversava la strada, due ragazzi su di una moto l’hanno investito e adesso si trova in ospedale. Raffaele ed io veniamo proprio da li, ci siamo stati pochi minuti fa. Vostro padre è stato operato al ginocchio per una lesione ai legamenti, e il dottore ci ha assicurato che non c’è nulla di grave e ritornerà a casa tra un paio di giorni. In questo momento dorme e il dottore ci ha riferito che più tardi, in pomeriggio possiamo andarlo a trovare. Poi rivolgendosi ai ragazzi: su coraggio, il peggio è passato, vi accompagno io più tardi, così andiamo a trovarlo, sicuramente sarà felice di rivedervi dopo quel che è successo. Adesso entriamo mi sembra di aver capito che stavate preparando da mangiare che buon profumo, complimenti alla cuoca, chi cucinava di voi due? Intanto sono arrivati tutti in cucina. Susy: mi è passata la fame. Anita: anche a me. Raffaele: perché aspettare più tardi, io voglio stare vicino a papà. Anna: bene ragazzi, preparatevi vi porto in ospedale da vostro padre. Mentre le due ragazze se ne vanno in fretta e furia a cambiarsi suona il campanello. Raffaele va ad aprire e si ritrovano due poliziotti sull’uscio della porta ad attendere. Uno dei poliziotti rivolgendosi a Raffaele dice: ciao tu ti chiami Raffaele vero. Raffaele: sì. Il poliziotto: noi cerchiamo la tua maestra, la signora Anna è qui? Raffaele: si è qui, e chiama la maestra. Anna subito accorre alla chiamata di Raffaele, e notando i due poliziotti chiede: cosa c’è Raffaele. Un poliziotto la interrompe chiedendogli: e lei la maestra che stamattina è stata scippata? Anna: sì. Finalmente siamo riusciti a trovarla, ci dovrebbe seguire al commissariato per identificare i due ragazzi che l’hanno scippata stamattina. Anna rivolgendosi ai ragazzi. Forza ragazzi, fate presto, venite con me, così poi dopo andiamo in ospedale da vostro padre. I poliziotti: d’accordo, vi aspettiamo in macchina. Dopo un po’ esce Anna e i tre ragazzi, salgono in macchina di Gianni e partono. Essi sono scortati dai poliziotti in motocicletta, fino al distretto di polizia. Arrivati al distretto, i poliziotti fanno scendere dalla macchina solo la maestra, chiedendo ai ragazzi di aspettare pochi minuti e tutto sarebbe risolto. Così mentre i tre ragazzi aspettano, Anna si dirige dentro con i due poliziotti. Entrati nel distretto Anna è portata in una stanza con un grande specchio dove, si vede un’altra stanza vuota, di lì a poco vede entrare cinque ragazzi di spalle. Un poliziotto entrato con lei nella stanza gli dice: fra poco quei cinque ragazzi si volteranno e lei se riconosce qualcuno di essi m’indicherà chi è, e non abbia paura perché loro non ci vedono perché questo è un vetro speciale, noi vediamo loro ma loro non vedranno noi. Dopo un po’ i cinque ragazzi si voltano, Anna riconosce i due ragazzi, e con la mano indica, Il secondo e il quinto da sinistra. Il poliziotto rivolgendosi ad Anna dice: sicuramente prenderanno un paio d’anni, adesso gentilmente venga con me, mi deve firmare il verbale di denuncia per il riconoscimento. Firmato il verbale, Anna va fuori e arrivata vicino alla macchina rivolgendosi ai ragazzi che lo attendono impazienti, scusatemi del ritardo ma adesso in pochi minuti saremo in ospedale. Arrivati al pronto soccorso, allo sportello della ricezione chiedono notizie di Gianni. Una segretaria tutta distratta da altre cose risponde: stanza 506, secondo piano. Tutti insieme, di fretta si dirigono verso l’ascensore, mentre la segretaria telefona al medico di turno, e con voce bassa, dice: dottore stanno salendo. All’uscita dell’ascensore Anna e i ragazzi si trovano davanti ad un uomo di mezza età tutto vestito di verde che gli dice: ragazzi vostro padre, e si ferma un attimo. Anna: scusi ma lei chi è, quasi presagisse una brutta notizia. Sono il medico che ha operato Gianni e rivolgendosi ai ragazzi:
Vostro padre soffriva d’allergie? Susy, mi sembra che era allergico al polline d’alcune piante ma non ricordo, quali. Il medico: nelle anestesie purtroppo ci sono dei medicinali naturali alle erbe e molto probabilmente vostro padre allergico a una di loro, e fermandosi un attimo continuando subito dopo, come dicevo vostro padre è in sala intensiva. Per il momento non è possibile vederlo, magari domani mattina vi diremo qualcosa con più precisione. Susy: domani, com’è possibile si spieghi meglio. Anna interrompe: forza ragazzi mettiamoci a sedere e parliamone con calma, poi rivolgendosi al dottore aggiunge, può essere più dettagliato, i bambini vogliono vedere il padre, per favore non gli nasconda niente. Il dottore a questo punto con voce più decisa e ferma non volgendo lo sguardo ai ragazzi risponde ad Anna: Gianni è in coma da medicinale, gli stiamo praticando le cure del caso, spero entro domattina di sciogliere la prognosi, poi rivolgendosi ai ragazzi dice, non dovete avere paura per vostro padre è un uomo forte, tutto si risolverà presto. Finito di parlare un infermiere lo avverte di andare subito in sala operatoria, così il dottore va via dicendo: scusatemi, ritornerò più tardi, vi farò sapere qualcosa di più preciso. Anna e i ragazzi ammutoliscono in un silenzio da tomba. Dopo un po’ Raffaele rompendo il silenzio dice: cos’è il coma? Anna afferra per mano Raffaele e inginocchiandosi ai suoi piedi gli dice: è un sonno profondo, come quando gli animali in inverno vanno in letargo e non si sa mai di preciso quale giorno si risveglieranno; quindi tuo padre dormirà un po’ di più, auguriamogli che si svegli al più presto. Alzandosi e accarezzando la testa di Raffaele continua a parlare rivolgendo lo sguardo alle due ragazze, cercando di rassicurare anche loro. Raffaele quasi non sentendo più la voce di Anna, è attratto da una luce emanata da una madonnina in un angolo del corridoio, gli si avvicina quasi come in trans. Quando è lì quasi a un metro di distanza guardandola in viso s’inginocchia e prega:
Madonnina fa che il mio papà si svegli presto, ho solo lui, sai mi manca tanto la mamma.
All’improvviso la luce si fa più intensa e un viso angelico gli apparve dicendo:
Non darti pena per tuo padre, prima di domattina si sveglierà e chiederà di te, tu stagli vicino ha bisogno di te del tuo amore e ricordati quando vedrai una luce brillare vuol dire che io sarò lì a proteggervi sempre. Raffaele interrogandosi dice: Come mi piacerebbe avere una mamma cosi bella come te.
Un giorno avrai anche tu una mamma vera, adesso ti lascio e ricordati la luce e come per incanto svanisce.
FINE PRIMA PARTE
Ultima modifica : lunedì 26 luglio 2010
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