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Di Mario Calcagno, lunedì 26 luglio 2010

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Il caldo logora i nervi. I miasmi, misto spazzatura e scarichi di auto ECO4, EURO 5 salgono dall'asfalto rovente mentre il cemento mostra la sua naturaletendenza a nuocere sempre e comunque.  El'estate, tanto evocata nelle fredde mattine d'inverno, sboccia come un fioredel male.

Iniziano le notti insonni, i rumori molesti, le liti con i vicini e lestrade, dove le scarpe si saldano al catrame, ospitano una festa che finiràsolo con le prime vere perturbazioni atlantiche. Uno spettacolo improvvisato, una jam session aperta a tutti e che ogni annosi rinnova con sempre nuovi partecipanti. Non esiste nessun requisitoparticolare per accedervi anche se i disturbi psichici e le dipendenze da alcole droghe garantiscono un vantaggio immediato. Più in generale la follia, sottoqualunque forma, rende la partecipazione un successo assicurato.

E' il momento degli atleti dilettanti che corrono a 40° rischiandol'infarto, dei barboni che si buttano a mare per dare alla pelle la benedizionedel sale che conserva e disinfetta, dei ragazzini che collassano con la birrain mano e una pillola in tasca, delle sirene che cantano per gli anzianidimenticati, ingannandoli con il miraggio di ospedali freschi e confortevoli,delle code agli sportelli della posta e del bere tanto che fa bene. Delle corsealla spiaggia per rubare un pezzo di abbronzatura originale che diventaallergia, dei cassonetti strapieni di resti di anguria, delle passeggiate nei pochiparchi che restano, della caccia a una panchina all'ombra.

Su una di queste panchine ho conosciuto Marcello Bruni.

Sessant'anni e un completo grigio chiaro tutto spiegazzato. La camiciaaperta su uno spicchio di torace pallido e infiocchettato di radi peli grigi,la cravatta che pende da una tasca della giacca. Grassoccio e rosso in viso,con un riporto tendente al giallo appiccicato su una nuca grondante sudore.  La faccia è larga e flaccida, il naso grosso erosso come quello di un ubriacone abituale. Lancio un'occhiata ai suoi calzinibianchi e corti e lui comincia a parlare.

-Sono alla frutta- dice fissandomi con i suoi grandi occhi scuri sovrastatida un paio di sopracciglia foltissime. - Sono alla frutta e sono stanco. Stancodi sentire idiozie sul caldo di questi giorni. Stanco di scriverci sopra puttanate. Mi scusi. Permetta che mi presenti.Marcello Bruni. Di mestiere giornalista-.

Cosa fare? Ignorarlo? Perché? Chissà che anche lui non appartenga al GrandeCirco Estate in Città.  La mia pausapranzo potrebbe rivelarsi meno noiosa del previsto. Mi presento a mia volta e dovia libera alla sua improvvisazione.

-Sono anni che scrivo articoli sul tempo - riprende lui - e sa cosa ledico? Mi sono rotto i coglioni di sparare cazzate e falsità. Lei li legge igiornali? -

Annuisco.

-Bene. Allora quando arriva alla pagina delle previsioni del tempo diqualunque quotidiano o di qualunque rivista, la stracci.  Lo stesso vale anche per i servizi in tv, suinternet e dove le pare. Tutte cazzate. Glielo assicuro. Ha visto in questi giorni?Si, parlo dell'afa. Confronti le previsioni del tempo e vedrà che quasi maidicono la stessa cosa. Nessuno sa realmente quanto durerà il periodo diemergenza. Le previsioni hanno un grado di affidabilità di 2/3 giorni, dopo sidovrebbe parlare di tendenza. E cosa mi dice di tutti quelli che usano questigiorni di fine luglio per indottrinare l'opinione pubblica sul riscaldamentoglobale e sui rischi legati alle emissioni di CO2? Tutte bufale! Glielo dico iomio caro signore. Non c'è uno straccio di prova sul fatto che i cambiamenticlimatici siano provocati dall'aumento di emissioni di anidride carbonica.Niente di niente. E' più probabile che il lieve e ripeto lieve aumento delletemperature che si è avuto dal 1850 ad oggi sia da imputare a un aumento dell'attivitàsolare di superficie che ad altra causa-.

Parla con ardore sincero di questa sua voglia di spezzare i legami con le perverselogiche del sistema.  Il rossore sul suovolto aumenta e il sudore sgorga copioso. Sembra sull'orlo di una crisi dinervi o peggio.

Comunque non ho tempo di preoccuparmi che si è già alzato:  - Io vado. Arrivederci -.

Si allontana senza che abbia tempo di rispondere al suo saluto. Percorreuna decina di metri, poi si volta e con tono ammiccante grida: -Se domani è daqueste parti e non le procura fastidio, le racconterò una storia veramente piccante-.

Ride di gran gusto, come se quella frase potesse somigliare a una battuta.

Il giorno dopo torno. Stesso parco, stessapanchina. Non so se è normale, ma questi personaggi mi attraggono.  E' passata da poco l'una e Bruni si presentavestito esattamente come il giorno prima. Forse ha tutti i vestiti uguali come RichardGere in American Gigolò. Più probabilmente non ne ha altri. 

Poco lontano da dove siedo, sulla facciata di uno dei tanti palazzi che confinanocon il parco, fa bella mostra di sé un grande termometro digitale che segna 34gradi.

- Sono contento di ritrovarla-. Esordisce entusiasta Bruni. - Stimando che latemperatura dell'aria è di circa 30 gradi e l'umidità è al 70%, secondo tuttigli indici che conosco relativi alla temperatura percepita è lecito provare unasensazione di notevole disagio psicofisico. Pensi che secondo l'indice Humidexoggi superiamo i 40 gradi. E quello stupido termometro al sole ne registra 34!Capisce dove volevo arrivare ieri?  Quel dato è inutile non rileva latemperatura dell'aria perché è esposto ai raggi solari e neppure ci avverte dell'effettivoriscaldamento che il nostro corpo subisce! -

Trattengo una risata mentre lo vedo ansimare per stravaccarsi sulla panchina.

- Pensa sia pazzo. Vero?- Mi domanda a bruciapelo. - Non gliene faccio unacolpa, dopo tutto per lei sono solo uno sconosciuto ossessionato dal tempo, male posso assicurare che non sono affatto pazzo, perlomeno non fino a una decinadi anni fa, quando qualcuno pensò che uno come me poteva essere scomodo in unazienda leader sul mercato dei condizionatori tanto da licenziarlo in tronco-.

Il suo tono cambia. Anche l'espressione spiritatasi trasforma in una smorfia di dolore e risentimento. Anche il mio livello diattenzione è diverso.

-Mi ritrovai da un giorno all'altro in strada. Perfortuna mia moglie era dirigente di una grande casa editrice e mi procurò unimpiego part-time nel giornale diretto da un suo vecchio amico. Visto che in aziendaavevo fatto un po' di esperienza come redattore del giornalino aziendale e cheavevo una spiccata passione per la meteorologia mi fecero provare a scriverepiccoli pezzi di approfondimento sui mutamenti climatici.

Rimasero soddisfatti e in tre anni mi ritrovairesponsabile della pagina del meteo e di una rubrica settimanale dedicata aicambiamenti ambientali. Il licenziamento divenne sempre meno un ossessione  e cominciai a scrivere di tutto e di più. Noncondividevo un gran ché le idee dominanti su questi argomenti ma in fondo nonme ne importava più di tanto. Avevo di nuovo una vita.

Questo fino a una settimana fa quando ho scopertomia moglie a letto con il suo amico e mio direttore. Chissà poi perché ne parloproprio a lei? Comunque se ho scelto di farloun motivo ci sarà. Domani sarò ancora qui, stessa ora-.

Il suo atteggiamento mi porta a riflettere.Ammesso che quello che racconta sia vero, perché lo hanno licenziatodall'azienda in cui lavorava? Perché sembra avercela a morte con i suoicolleghi che si occupano di previsioni e clima? Quello che era iniziato come unodei miei soliti  giochetti estivi dapausa pranzo si sta complicando e in un certo senso il fatto stesso di pensarcisopra mi scoccia. Forse ho catalogato troppo in fretta quest'uomo.

Il giorno dopo ci rivediamo. Mi sono dato un piccolocompito. Finita la conversazione voglio seguire Bruni per vedere se rientraeffettivamente in una delle tante redazioni giornalistiche che si trovano inquesta zona di Milano. Arriva nel parco e mi saluta da distante. Mentre siavvicina noto che non porta più la cravatta ma il completo grigio é lo stesso deigiorni precedenti. Prima di sedersi si guarda intorno. Fissa per una frazionedi secondo il termometro digitale, scuote la testa e si siede scompostamente come al solito. Oggi la temperatura é di 36 gradi, questo, perlomeno,è quanto indicano le due cifre rosse.

-Lei è davvero di poche parole -dice - ma hol'impressione che questa sua ruvida scorza nasconda una personalità furbetta. Probabilmentela prima volta che mi ha visto pensava di darmi corda per farsi due risate allemie spalle. Lo ammetta-.

Si accorge che mi irrigidisco e accompagna laprossima frase con gesti rassicuranti. Si ricompone e con una scrollata delcapo mi fa capire che le mie intenzioni non lo interessano più di tanto.

-Ascolti. Ricorda quando le ho parlatodell'azienda di condizionatori dove lavoravo? Mi avevano licenziato perché ero venutoa conoscenza di informazioni riservate e potenzialmente pericolose non solo perla mia azienda ma per tutto il settore del condizionamento. Prima che riuscissia mettere insieme uno straccio di prova mi allontanarono in fretta e furia.Erano consci che nessuno mi avrebbe mai creduto ma rincararono la doseminacciando me e indirettamente mia moglie. Ora non ho più nessun motivo pertacere vista la piega che ha preso la mia vita personale-.

Lo guardo con un misto di stupore e incredulità.Lui prosegue.

-Tutti i condizionatori, di qualunque marca siano,provocano dipendenza. Perlomeno tutti quelli costruiti da un certo punto inpoi. Da quando una casa giapponese scoprì che arricchendo il freon con unamiscela a base di ossigeno si riusciva ad aumentare la sensazione di benesserederivante dal fresco e dalla deumidificazione. Questa reazione si attiva solonel momento in cui il freon passa allo stato liquido e agisce in manierasubdola, leggera e costante. Quel che è certo, e ho visto le statistiche con imiei occhi, è che l'incremento di vendite di condizionatori è solo in piccolaparte legato a una reale necessità di contrastare estati calde e umide. Bastanopoche ore di esposizione al condizionamento per rendere una persona desiderosadi ritrovare quella sensazione di benessere artificiale al più presto.

Tutte le grandi aziende del settore sono consce didrogare il mercato e agiscono in un regime di falsa concorrenza dove i prezzisono controllati e i profitti continuano a salire. Quando venni a conoscenza ditutto questo ne parlai ai miei superiori cercando di convincerli che prima opoi un imbroglio del genere sarebbe venuto fuori con conseguenze disastrose. Ilrisultato lo conosce già-.

Non so cosa fare. Si aspetta che lo aiuti? Che glidia una mano? Come al solito si alza dopo aver terminato il suo breve discorso,mi saluta, ma questa volta lo seguo.

Mi tengo a una distanza di una cinquantina dimetri. Riconosco le insegne di molte agenzie di stampa e quotidiani.  Sono quasi convinto che Bruni tra poco si infileràin uno dei portoni più avanti. Poi si blocca improvvisamente. Mi rifugio dentroun bar. Il cameriere mi chiede - Desidera?- Non rispondo. Mi sporgo leggermenteper vederlo. Si guarda intorno come se si aspettasse di scorgere qualcuno diconosciuto poi si defila in una traversa laterale. Riprendo l'inseguimento,arrivo all'angolo. Lancio velocemente un'occhiata e lo vedo entrare in un palazzo.Mi avvicino, arrivo al portone  econtrollo targhe e citofoni. Nessun organo di stampa. In compenso vedo unatarga. A chiare lettere blu su sfondo bianco sono incise, fra le altre, questeparole: Ufficio di Salute Mentale, Via Panfilo Castaldi, Resp. Dott. MarcelloBruni.

Mi sento sollevato. Era pazzo come avevo pensatofin dal principio. Provo anche un po' di dispiacere per avergli dato corda. Usaanche il nome del medico che lo ha in cura, poverino. Sarà schizofrenico o cos'altro?Dipendenza da condizionamento d'aria. Che fantasia però. Esco e ritorno suimiei passi, domani dovrò evitare di farmi vedere al parco.

Mi fermo nel bar in cui sono entrato poco prima.Il cameriere mi riconosce e aspetta che sia io a fare la prossima mossa. Chiedoun caffè e dell'acqua. La passeggiata  sottoil  sole mi ha sfiancato, l'aria frescadel bar mi asciuga il sudore e mi ritempra. Guardo le bocchette deicondizionatori a muro. Sono tutte in funzione. Due giovani donne stannochiacchierando al tavolino di fianco al mio. Non posso fare a meno di sentire iloro discorsi.

-Se Giorgio ottiene il posto di responsabile difiliale, voglio mettere l'aria condizionata in tutta la casa! - Dice con unapunta di orgoglio quella che mi sta di fronte. Mi lancia una rapida occhiata inattesa della reazione dell'amica. Carina, ben vestita, truccata ma non troppo.E' il prototipo della giovane moglie che fa il tifo per il marito fino a quandonon la deluderà. Sento la temperatura del locale che mi rigenera lentamente. Devorientrare in ufficio ma non ho nessuna voglia di uscire. Sorrido pensando a unsistema per condizionare tutta la città. Anche all'esterno.

Mi alzo per andare alla cassa. Un signoretarchiato e ben vestito sta mostrando una foto al cameriere, sono abbastanzavicino per riconoscere i tratti dell'uomo che ho conosciuto come Marcello Bruni.Riesco anche a cogliere una frase del cassiere - Un tipo così me loricorderei-.

Il personaggio tarchiato si accomiata. Porge unbiglietto da visita al cameriere e mentre paga la consumazione gli ricorda dicontattarlo se gli capitasse di vedere il tipo della foto. Si gira e i nostrisguardi si incontrano per pochi secondi.  Mi sorride ma la sua espressione è di sfida. Poisi dirige alla porta, si volta ancora per salutare. Mentre scandisce il suoarrivederci continua a guardarmi.

Una folata d'aria calda entra nel locale. Bastaper imperlare la mia fronte di sudore. La radio ci informa che le temperaturesaliranno per almeno altri dieci giorni.


Ultima modifica : martedì 27 luglio 2010

   

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