Anna fece un salto sulla sedia. Si alzò arrabbiata e andò a
chiudere bene la finestra. Già che c’era sbirciò fuori, oltre al vento
terribile pioveva a dirotto e ogni tanto un tuono.
“tempo del cavolo!”
pensò, tornando a sedersi alla scrivania.
Riprese a leggere il manuale online sulla lavagna
multimediale. Meno male che la collega di matematica le aveva passato quel
sito: non solo avevano rifilato loro quelle quattro lavagne che dovevano essere
scarti di fabbrica degli anni ’80, ma imparare ad usarle erano cazzi dei
professori. Non era rilassatissima, Anna, mentre spulciava le pagine web.
Perciò fece un altro salto quando un tuono fortissimo l’assordò ele staccò la corrente.
“BEEP!” Fece il gruppo di continuità, impedendo al computer
di spegnersi, mentre il lampadario e i lampioni in strada si riaccendevano.
Impossibile accedere al Server. Verificare la connessione.
E certo: il modem non era allacciato al gruppo, quindi si
era spento e ora doveva ripartire.
“uffa, problemi e
sempre problemi!” pensò Anna.
Finalmente la pagina iniziò a ricaricarsi, ma, ancora
bianca, spuntò una finestra:
Specifica un numero
Anna fissò lo schermo. E che significava questo?
“Annulla” non funzionava. Si era bloccato tutto tranne
quella finestrella:
Specifica un numero
Che richiesta era? Toh, basta che te ne vai: 3.
Il browser riprese a funzionare. Anna archiviò
l’inconveniente e ritornò a leggere.
Nnn.. svegliarsi.. Anna si alzò a fatica. Andò in bagno, si
guardò allo specchio. Mamma mia, che faccia..
Un’ora dopo, era a scuola. Parcheggiò e si avvicinò a Marta,
l’amica collega di matematica, che si stava fumando una sigaretta davanti
all’ingresso.
« ciao, Marta. Come va? » le sorrise.
La donna la guardò, l’aria più assonnata della sua.
« tre. »
« cosa tre? » la
guardò l’amica, perplessa.
« il bambino ha si è
addormentato alle tre di notte, Anna. Sono a pezzi. »
Buttò a terra la cicca, la spense col tacco.
« io vado dentro,
devo fare delle fotocopie per il compito. Ci si vede. » ed entrò dentro.
La ricreazione. Anna andò alla macchinetta (non quella su
cui avevano scritto “guasto dal 1889”,
l’altra), dove stava infilando i soldi l’insegnante di italiano.
« ciao, Andrea. »
« ehi, ciao Anna. Ti
va un caffè? »
Mentre le stava porgendo il bicchierino, Marta passò dritta
con la borsa, si avviò per le scale.
« oggi la Ferrara ha una faccia.. »
buttò lì Andrea.
Anna lo guardò male.
« con due figli da mantenere, cosa ti aspetti? » la difese.
« soprattutto con un
alcolizzato buono a nulla per marito, cioè. » bisbigliò tagliente Andrea.
E stavolta Anna non poté replicare. Si sentiva triste.
Il giorno dopo, mentre era in macchina, ferma in coda, Anna
fu distratta da una cosa.
Un bancarellaro africano aveva quei trenini a coi vagoni a
forma di lettere, che compongono i nomi delle persone. E in prima fila c’era
proprio lei, “Anna”. Ma le diede fastidio che, forse perché caduta per terra,
la piccola locomotiva che trainava il nome era spaccata, e chiaramente
incollata.
Stavolta toccava a lei andare a fare fotocopie. Si recò in
segreteria e premette il pulsante on.
Non successe niente.
Anna guardò la fotocopiatrice, preoccupata. Provo di nuovo.
Niente.
« due. »
Ma che gli prendeva a tutti a dalre i numeri? Alzò lo sguardo, fissò il bidello che stava appoggiato
allo stipite della porta.
« sono due settimane che
la fotocopiatrice è rotta. Manca il toner. »
Sorrise, come a dire “e ti pareva?”
Anna non sorrise.
La giornata continuò normalmente, ma Anna sembrava assente,
lontana. Buon per gli studenti, che poterono copiare in santa pace.
La mattina dopo Anna non aveva lezione le prime ore. Ne
approfittò per andare a fare la spesa. Passò da fruttivendolo.
« vorrei un paio di
pacchetti di lievito. »
« uno. »
Anna alzò di scatto la testa, pallida.
« uno ce n’è. » alzò
le spalle il tipo al bancone.
Come davanti una tigre, Anna indietreggiò e uscì dal
negozio.
Il pomeriggio, Anna si piazzò sul divano. Il giorno dopo era
domenica, quindi niente lezione da preparare. Meno male, le faceva male la
testa, forte. Doveva stirare un paio di robe, ma ci avrebbe pensato dopo.
Accese la televisione.
Rai due trasmetteva “Ragazzi c’è Voyager.” Anna fece
attenzione. Quel programma gli piaceva.
« la maledizione del
count-down, una delle leggende metropolitane basate sulla sempreverde paura
delle nuove tecnologie. »
Anna appizzò le orecchie.
« secondo la
leggenda, la maledizione circolerebbe su Internet. Ti condannerebbe a morte
entro un numero di giorni che tu scegli.. »
Continuava a parlare, ma Anna non vide e non sentì più
niente. Pallidissima, aveva davanti gli occhi solo quel giocattolino sulla
bancarella. “Anna”. La locomotiva rotta. E un treno con la locomotiva rotta non
può camminare più. Deve fermarsi.
Quella sera, Anna si sentiva come avvolta da una pellicola
che rallentava i pensieri. Faceva cadere le cose, perdeva l’equilibrio. Non
riusciva a piangere, sentiva un groppo dietro i bulbi oculari.
E se fosse stato vero? Se stava per morire? No non poteva
essere vero smettila Anna sei una sciocca però la paura non smetteva di pulsare
dentro. Avrebbe voluto fare la pace con la mamma. Non si erano più parlate dal
divorzio.
Guardò l’orologio. Le dodici meno dieci. “sto per morire tra
dieci minuti morirò morirò”
Le veniva da vomitare. Si ricordò che suo marito – il suo
ex-marito – le diceva sempre che era troppo ansiosa. Non ci poteva fare niente
aveva paura è normale temere per la propria vita no? ma anche quando sembra
tutto un complotto uno scherzo? Ma se non lo era? L’aveva detto la televisione
era una leggenda cioè falsa ma le era capitato tutto per filo e per segno cosa
facev..
Bussarono.
Ad Anna sfuggì un gridolino.
Andò ad aprire, un fascio di nervi.
8 febbraio 2010
Le chiedono un po’ di zucchero, spara
Permalosi, i
vicini di oggi. In una palazzina in via Einaudi, una giovane donna che viveva
sola ha accolto la richiesta di una vicina che bussava per chiedere un po’ di
zucchero. con due colpi di pistola. A. F., insegnante, viene descritta come una persona molto tranquilla
e allegra, che non aveva mai dato problemi. Nel palazzo sono tutti scioccati.
Il marito della vittima si è detto “distrutto. Mia moglie è morta e non ho idea
del motivo.” La maestrina killer, disarmata dai Carabinieri senza opporre
resistenza, si trova agli arresti. Il legale di famiglia ha dichiarato che
chiederà una perizia psichiatrica: A. F. soffriva di crisi depressive dal
recente divorzio.